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UNA STORIA VERA E MAGNA |
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Il Maggio drammatico dell'Appennino emiliano Il Compact Disc comprende una serie di registrazioni, effettuate nell'arco di 30 anni (1966-1997) nell'Appennino reggiano e modenese, riguardanti la tradizione del Maggio drammatico e propone una raccolta antologica dei componenti (interpreti e attori) delle compagnie che, nel secolo scorso alla fine del secondo conflitto mondiale, sono stati i protagonisti della ripresa di questa forma di teatro popolare che continua con immutato interesse anche nel nuovo millennio. Sono proposti i momenti più significativi della rappresentazione: dall'annuncio delle recite con il rullo dl tamburo nei paesi e nelle borgate, e, attraverso il canto delle quartine, dei sonetti, delle ottave che danno vita alle trame dei copioni, l'intermezzo comico dei malandrini, fino al termine dello spettacolo con i coro finale e il canto libero delle quartine in gara che vede i protagonisti della recita, i maggerini, insieme ai "passionisti" del Maggio, quella parte del pubblico che vive più intensamente questa forma di teatro popolare. Dai monti del reggiano, con il canto di anonimi "passionisti" di Cinquecerri e Vaglie, un tempo sedi di altrettante compagnie del Maggio, scendendo attraverso le vallate comprese tra il Secchia e il Dolo, troviamole sedi delle compagnie di Asta, Novellano, Morsiano, Costabona, Cerredolo e, nel versante modenese, Riolunato (seppur con un breve documento del Maggio drammatico di questo paese dove tuttavia continua la tradizione del Maggio lirico sacro e profano), Frassinoro e Romanoro. Completano il Compact Disc un documento della presenza del Maggio drammatico nella montagna bolognese e alcuni brani tratti dal disco "Francesca da Rimini" pubblicato nel 1979 a cura della "Societa Folkloristica" di Cerredolo, con la collaborazione de "Il Cantastorie". Si tratta di un'iniziativa che non aveva potuto avere adeguata diffusione per il tipo di supporto sonoro utilizzato, il disco in vinile, difficilmente fruibile, a differenza delle musicassette e degli attuali CD oggi accessibili da chiunque. Una storia vera e magna" (il titolo propone il canto del Paggio del Maggio "Nadir Re della montagna" dell'autore e interprete modenese Giacobbe Biondini) vuole essere anche un omaggio a quanti, autori e interpreti hanno contribuito e, insieme, contribuiscono ancora oggi alla continuità del Maggio. Senza tuttavia dimenticare i vari musicisti (una presenza indispensabile alla rappresentazione maggistica) che, nel corso degli anni, hanno eseguito musiche d'accompagnamento: tra tutti Virgilio Rovali un artista popolare che con la sua sensibilità e i suoi virtuosismi e stato apprezzato da tutte le compagnie con le quali si è esibito. Tra i problemi da affrontare per la continuità del Maggio da sempre è avvertita la necessità di un continuo apporto, oltre che di nuovi testi anche della presenza di giovani interpreti. Quello del ricambio generazionale degli interpreti e una necessità avvertita da sempre, fin dagli anni '20 del secolo scorso. Leggiamo infatti una nota pubblicata dall'"Alpe, Giornaletto mensile per le Valli del Dolo e del Secchiello", direttore Prof. Umberto Monti (anno VI, agosto-dicembre 1924, n. 4-5), "I Maggi", che "A Morsiano ebbero anche la felice idea di far cantare un Maggio tutto da bambini, ottenendo un successo brillantissimo. Tutto fa sperare che questa bella tradizione locale non si spegnerà nei nostri paesi". E tutto questo nonostante che un illustre studioso, Alessandro D'Ancona, considerasse, già nell'Ottocento, il Maggio "un rottame d'antichità". Oltre vent'anni fa, a Costabona, Romolo Fioroni compose alcuni Maggi per giovanissimi maggerini, e recentemente si ebbero analoghe esperienze nelle scuole di Villa Minozzo e anche a Frassinoro, dove il Maggio tace da qualche anno, grazie all''impegno di Marco Pia. C'è però un'altra esigenza, come ci ha fatto notare, in un recente incontro, lo stesso Piacentini, insegnante di musica e per anni direttore del coro e della locale compagnia del Maggio. Si tratta dell'importanza di un adeguato accompagnamento musicale, indispensabile per la riuscita di qualunque rappresentazione maggistica. All'attuale carenza di musicisti nel Maggio, certamente legata anche all'insufficiente insegnamento della musica nelle scuole, si potrebbe ovviare, cosi come e stato fatto per i giovanissimi maggerini, con lezioni e corsi nelle scuole per far conoscere l'importanza di poter accompagnare le recite del Maggio con fisarmonica, violino e chitarra. Da qualche anno, a Costabona, e determinante la presenza di musicisti come Paolo Simonazzi, studioso e ricercatore di musica popolare, e di Emanuele Reverberi, che viene da studi di musica classica all'Istituto "Peri" e che oggi ha la possibilità di suonare con il violino di Virgilio Rovali. Una delle ragioni della continuità del Maggio è il legame che, da sempre, lo lega alla comunità in cui opera e si realizza: autori, interpreti e pubblico. Doti innate caratterizzano l'attore del Maggio (come del resto la sensibilità poetica e una grande passione per la lettura sono alla base dell'ispirazione degli autori) che trova spesso nell'ambito famigliare le motivazioni per essere protagonista e continuare la tradizione. Maggerini come figli d'arte (come e consuetudine anche in altre forme teatrali), che appartengono a famiglie legate da diverse generazioni al canto del Maggio, si possono trovare in numerosi paesi della montagna reggiana e modenese: una loro documentazione sonora e presente anche in questo Compact Disc e ci permette di ricordare, in una succinta sintesi, le più note famiglie della tradizione maggistica. A Novellano troviamo i Diambri, i Manfredi, i Novellani: le loro famiglie hanno legato il proprio nome alla storia della locale compagnia di maggerini. Da Bartolomeo Diambri ai fratelli Giacomo e Giuseppe e ai figli di quest'ultimo, Armando, Domenico ed Ernesto. Da Giacomo discende Pasquino i cui figli e nipoti animano le rappresentazioni degli ultimi decenni: Gino "Gerardo" e il figlio Umberto e Goffredo con il figlio di Bruno. La casata dei "Manfredi della Costa", ha legato il proprio nome al Maggio sin dai primi decenni del secolo scorso. Domenico ebbe sette figli: Medardo, Fiorino, Ernesto, Nello, Cirillo, Attilio e Giovanni: tutti insieme parteciparono nel 1920 al Maggio "II Gigante Scapigliato". Da Medardo nacque Dorino che con il figlio Giovanni fa parte della compagnia di Asta Vincenzo Novellani ebbe tre figli, Augusto, Domenico ed Ernesto, legati al Maggio come interpreti o musicisti. I loro figli hanno continuato la tradizione famigliare: Liliana, Teresa, Stelio e Giovanni, figli di Augusto; Vincenzo (violinista, padre di Giuseppina), e Anna figli di Domenico; Ugo e Jose, figli di Ernesto. A Morsiano appartengono alla tradizione del Maggio le famiglie dei Bondi (Valentino, Italo e Adelmo con la moglie Valentina e il figlio Guido), dei Rossi, in diversi rami, con Renzo e i nipoti Ottaviano "Taio" e Guglielmo, e poi ancora Ruggero, Enzo, Andrea, Ennio e Giuseppina. Con diverse discendenze e rami, i Zambonini, da innumerevoli generazioni reggono le sorti del Maggio della Val d'Asta, attraverso Egidio (con il nipote Bruno di Castiglione) e Santino (con i figli Adamo e Armido). Da Adamo Berto (con il figlio Corinto), Bruno (con il figlio Giordano, direttore della compagnia di Asta e padre di Natascia) e Vittorio. Da Armido, il figlio Gelsomino e il nipote Leardo). Ricordiamo che ha fatto parte della compagnia di Asta anche Tullio Verdi che, insieme ai fratelli Ferruccio, Norberto e Imelde, è figlio di Livio e nipote di Fortunato, nato nella seconda meta dell'800 a Gazzano. Liberto, figlio di Tullio, fa parte della compagnia di Costabona. A Costabona diverse famiglie continuano la tradizione maggistica: dai Fioroni del "Monte" (per la maggior parte impegnati come autori), ai Bonicelli, Monti, Costi, Costaboni, Ferrari. Quella che ha dato certamente il maggior contributo e la famiglia dei Bonicelli, nei due rami, della "Rocca" e della "Colombara" cui fanno capo, rispettivamente, Battista e Domenico. Di Flaminio, figlio di Battista, si ricordano, in particolare, Prospero (autore anche di un Maggio) con le figlie Giovanna e Maria e Oreste, Vito e Livio. Domenico ebbe tre figli: Felice (con i figli Rigo, chitarrista e Lidio, padre di Caterina e Gianni, impegnato nella direzione artistica della compagnia di Costabona), Noè e Luciano (con i nipoti Paola e Luciano) La famiglia dei Monti mette in risalto una caratteristica propria delle famiglie legate al Maggio: quella di tramandarsi la parte di un personaggio nel corso degli anni. E' quello di Olinto (nel Maggio "Brunetto e Amatore" di Stefano Fioroni) affidato in epoche diverse a Sante, Prospero e Armido. Sante ebbe sei figli: Zacchia, Ermida, Angelo, Prospero, Gertrude e Luigi. Di Prospero ricordiamo la figlia Rina e, di Angelo, Nestore, Luisa, Sante, Elide e Armido e il proprio figlio, Daniele anche autore. Nella famiglia Costi, Contardo ebbe quattro figli: Battista (i suoi figli sono Vanni e Orlandina), Costantino, primo presidente della "Società" di Costabona, Pietro ed Ettore ed i figli di questi, Vanna, Antonietta e Nino. Da Bartolomeo Costaboni discendono, tra gli altri, Natale e i suoi cugini Giuseppe e Renato impegnati in diversi ruoli tra i quali quello del Buffone. Di Natale ricordiamo i figli Fosca, Orietta, Gioacchino e Maurizio. Della famiglia Ferrari, ricordiamo Paolo con i figli Giulio e Giuseppe con Roberto, suo figlio. A Gova di Villa Minozzo, nella borgata "La Sorba", ricordiamo la famiglia dei Sorbi con Franco, anche autore di Maggi e di poesie, e Olimpo, Mentore e il figlio di questi, Giuseppe. Nel modenese, due famiglie, quelle dei Pozzi e dei Turrini hanno avuto notevole importanza per la continuità della compagnia del Maggio di Romanoro. Dei Pozzi, attraverso diversi rami, si segnalano Efisio (anche autore), e i fratelli Antonio, Ivo, Orvea. Nell'altra famiglia di Romanonvi "Turrini dei Boschi", il capostipite fu Noè che ebbe dodici figli fra i quali Pellegrino, Termine, Giovanni, Taddei e Tranquillo, importante autore e maggerino (zio di Lorenzo Aravecchia, attuale direttore della compagnia di Romanoro e autore, unitamente alla sorella Miriam). Nonostante l'importanza della necessita di promuovere la continuità nei paesi dove è nato, grazie all'impegno e ai sacrifici delle varie compagnie, oggi non si deve pero considerare il Maggio una realtà esclusivamente legata alla sua sede naturale. Contrariamente ad alcune opinioni dei decenni scorsi riguardanti la sua improponibilità al di fuori dei suoi confini, oggi il Maggio, oltre a essere una degli ormai rari aspetti della cultura popolare (per quel che riguarda l'Italia settentrionale) e anche un'espressione artistica che ha saputo proporsi, senza cancellare le sue matrici originali, anche in un contesto lontano dalla sua sede naturale, in occasione di rassegne teatrali dove ha potuto esprimere la sua essenza senza dover accettare compromessi o modifiche sostanziali dei suoi contenuti. Un altro motivo dell'attualità e importanza attuale del Maggio si deve ricercare nella proposta di nuovi contenuti nei testi, attraverso un rinnovamento promosso, in particolare, da Romolo Fioroni e Marco Piacentini." Nei suoi componimenti, Fioroni rivolge particolare attenzione alla ricerca e all'analisi dei caratteri dei protagonisti, in particolare quelli femminili, dei quali vengono evidenziati i valori e i sentimenti Con il Maggio "Marzo 1944, morte sull'aia", Piacentini ha saputo esprimere nei versi e nel ritmo della rappresentazione maggistica, la tragica attualità di un fatto storico, l'eccidio di Cervarolo, che durante la seconda guerra mondiale ha segnato profondamente la montagna reggiana. I brani del Compact Disc provengono tutti (ad eccezione dei n. 1, 2, 3 e 12) da registrazioni effettuate durante i diversi spettacoli: non si tratta di documenti di manifestazioni memorizzate, ma in funzione, raccolti pertanto durante le rappresentazioni con rumori di scena, i commenti del pubblico che vi partecipa in maniera assidua e intensa e ne e anzi una componente non secondaria. Proponendo dischi di documenti etnici quali ballate, canzoni, esecuzioni strumentali, c'è la possibilità di scegliere, entro certi limiti, tra diverse registrazioni anche di uno stesso brano: volte e addirittura lo stesso esecutore-strumentista che censura una propria esecuzione, come è pure possibile far eseguire una o più volte lo stesso brano, anche in epoche diverse, specialmente quando tra ricercatore ed informatore si instaurano certi rapporti (non solo di collaborazione, ma di reciproca stima) che vanno oltre il primo incontro. Ora l'utilizzazione di registrazioni ripetute, o effettuate appositamente per il disco, sarebbe possibile anche per il Maggio, ma abbiamo preferito presentare documenti (sebbene con alcuni inconvenienti propri della ripresa dal vivo) di una realtà culturale attuale e in funzione come quella del teatro popolare dell'Appennino emiliano, a testimonianza della sua permanenza e validità e quale omaggio, come abbiamo già dichiarato, a quanti operano oggi, con notevoli sacrifici, per la continuità di questa tradizione.
Giorgio Vezzani
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il cd
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