Eugenio Barbagli

Il Cantastorie

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Eugenio Bargagli

Il decano dei cantastorie di Maremma ci ha lasciato

   

 

 

   

Con i suoi canti e con l'inseparabile fisarmonica, andando per fiere e mercati ha contribuito a diffondere le usanze del mondo popolare e a far conoscere la terra maremmana

 

Poveri cantastorie

quanto sudore

e quanto soffrì,

in mezzo a polvere e sole

noi si cantava così.

 

 

Comincia in questo modo la canzone "Ricordo dei cantastorie" di Eugenio Bargagli. È un brano che ci consegna l'immagine delle fiere, delle piazze e delle strade polverose, delle voci e die suoni usati per attirare l'attenzione della gente, per raccontare le storie tragiche e buffe della vita. Eugenio ci ha lasciato il 16 febbraio 2008, ma la sua vita, vissuta intensamente, è stata dedicata in gran parte allo spettacolo di piazza ed alla diffusione delle usanze tradizionali.

Nato in una famiglia di contadini nel comune di Magliano in Toscana il 17 Aprile 1916, Bargagli ha origini umili delle quali ha sempre parlato con orgoglio. Anche i suoi studi si fermano alla seconda elementare perché passaste in terza, sarà ritirato dalla scuola e mandato "a bada i maiali..." un destino comune a molti ragazzi del suo tempo, costretti a fare i garzoni per guadagnarsi il mangiare e non pesare sulla famiglia.

L'attività del cantastorie Bargagli la comincia nel secondo dopoguerra (1945) mettendosi insieme ad Aod Sassetti, un mucicista di Sasso d'Ombrone. Però andava anche da solo: "Ho lavorato parecchi anni da solo, co' la lambretta partivo, la fisarmonica in groppa, un pacco di storie dietro, la scatola de le lamette e quando e 'era una fiera partivo, andavo da solo... ".

Scritta una storia veniva mandata alle stampe per farne un foglio volante: "Si mandavano alle stampe... questo pezzo io... [lo spedivo] a Foligno era Bracali Giuseppe, Campi di Foligno, che stampava per tutti i cantastorie... si mandavano lì, se gli piaceva questa storia lo faceva in genere con fogli tipo gior­nale. .. con foto della sciagura... si mandavano a Foligno o a Piazza Marino di Bologna". Se la storia veniva accolta era l'editore che la stampava a proprie spese, l'autore quindi non ci spendeva "anzi a me mi abbonavano una cinquantina o cento copie... poi tutte quell'altre le vendevano in tutta Italia a tutti gli altri cantastorie...". Era un vero e proprio circuito di distribuzione che consentiva la circolazione dei fogli volanti.

Però l'attività di Bargagli non è solo quella di cantastorie; Eugenio ha fatto per anni il suonatore: "Io a sona' ho cominciato a tredici anni... M'avevano preso un organino a otto bassi che era del mi' pòro zio...". Con questo organino, il futuro cantastorie, comincia ad essere apprezzato come sonatore. Poi sua madre, Pia Marcucci, facendo un notevole sacrificio, gli regalò la prima fisarmonica: "Poi da lì la mi por a mamma mi fece la fisarmonica un pochino più grossa... gli toccò vende ' i Mili [i tacchini] per fammi quest'organino a 48 bassi". L'estro musicale di questo personaggio si rivela fin da ragazzo ed "Eugegnino", come lo chiamavano affettuosamente in tanti, diventa un apprezzato fisarmonicista: "A me la fisarmonica m'ha dato da vive 'per tutta la vita... ". Chi lo ha sentito suonare, percepiva subito di trovarsi di fronte ad un personaggio autentico, un uomo che sapeva coinvolgere i suoi interlucotori.

Nel secondo dopoguerra, quando comincia a comporre e a stampare le prime "storie" o a rielaborare vecchie ballate della tradizione, il foglio volante è ancora un mezzo di comunicazione che fa presa sul mondo contadino e la stessa figura del cantastorie assolve ad una funzione di diffusione dei documenti tipici della cultura orale.

Il cantastorie doveva persuadere il pubblico a comprare la sua mercanzia fatta di fogli volanti e di altri oggetti da chincagliere: "Si cominciava coi nostri discorsi: noi siamo i cantastorie, portiamo le notizie ed ora vedo la gente ci segue, cominceremo a raccontarvi un po' qualcosa...".

Forse Eugenio è stato l'ultimo rappresentante di questa attività. Oggi attraverso la Radio e la TV le no­tizie arrivano in tempo reale. Ricordo dei cantastorie diventa dunque un testo esemplare nel repertorio di Eugenio che raccontava: "Questa l'ho fatta che unnè tanto, da quando so' con David Vegni, l'ho fatta per ricordare quello che s'era sessantenni fa... tant'è vero do anche un richiamo ai cantastorie giovani che vogliono mischia' il moderno... che poi sciupano tutto. Il cantastorie vero... s'era quelli che si portava le notizie, che oggi unn'esistano più".

Ci vuole ingegno per convincere la gente ad ascoltare una storia infinita fatta di tanti racconti che usano melodie simili, suoni e parole senza tempo uguali a quelle drammatiche notizie di cronaca che si ascolta ogni giorno nei telegiornali. Scrive David Vegni (che ha collaborato a lungo con Eugenio) che il cantastorie, escluso dai circuiti della cultura ufficiale, ha invece continuato ad essere apprezzato dalla gente: "...conosciuto da quell'Italia della cultura popolare, dei borghi medioevali, del marciapiede, dello stare alla pari con lo spettatore non obbligandolo ad acquistare un biglietto, ma interessarlo mentre passa in un vicolo, oberato dallo stress, dal Iran tran moderno, fermarlo per regalargli un sorriso, un ricado, un'emozione e spontaneamente in cambio ricevere "a cappello" un'offerta, un acquisto di una musicassetta, di un libro del cantastorie ".Il loro sodalizio ha dato luogo al "Teatro del cantastorie" con spettacoli di strada, con nuovi brani musicali, con partecipazioni a trasmissione televisive. Sul finire degli anni '50, Bargagli aveva costituito il "Trio Marino": un complesso musicale, del uale fanno parte i figli Alberto e Mirella (con la sua straordinaria voce) che si affermerà con successo ben oltre la provincia di Grosseto: "s'è durato una ventina d'anni [raccontava ancora Bargagli] che s'andava dalle parti di Viterbo, Siena, Pisa. ..s'è battuto tutte le zone. E quando sentivano dì: c'è il Trio Marino, la gente ce ne veniva dietro in tanti...".

L'attività però che farà conoscere "Eugegnino" in molte parti d'Italia è sicuramente quella del Cantasto­rie che, dopo l'esperienza dei Fogli volanti, negli anni '60 comincia ad incidere i propri brani su dischi microsolco portando storie e canzoni di successo in molte piazze. Partecipa agli incontri nazionali dei Cantastorie d'Italia, conosce e stabilisce rapporti d'intesa con molti artisti.

Eugenio compie continue trasformazioni adattando la propria proposta musicale e poetica ai ritmi della modernità. Riconosciuto e riconoscibile fra i personaggi che hanno caratterizzato il territorio marem­mano, si è trovato a rappresentare il mondo di ieri nella sua fase più delicata: quella della trasformazio­ne da una società prevalentemente agricola a quella industriale, su su fino ai giorni nostri. Il documento orale grazie a lui è stato inciso sui moderni supporti sonori (dischi di vinile, audio-cassette, fino ai recenti CD). L'ultimo lavoro nel quale è possibile riascoltare la sua fisarmonica è proprio il CD "Nac­chere toscane" prodotto dalla Pegasus di Firenze nel quale sono proposti 9 brani di musica interpretati dallo stesso Eugenio, accompagnati dal suono brioso delle nacchere di Ido Corti. // tempo è lungo, ma cammina in fretta anche se ho avuto guai e malanni credo ha volato come una saetta facendomi trovare a novant'anni...

Per concludere prendo questi versi di una ottava scritta qualche tempo fa da Eugenio Bargagli (che i suoi novanta li aveva compiuti), per dire che la sua scomparsa lascia un vuoto incolmabile nella Ma­remma che lui "Cantastorie" ha saputo rappresentare per tramandarla alle generazioni future. Mi auguro che presto si raccolgano i materiali audio-video che lo riguardano e si crei un archivio che conservi i suoi brani, le sue storie, le canzoni, la musica. E perché no, un convegno su di lui, sulla sua attività, sul suo lavoro, sulla sua vita.

Corrado Barontini

 

 

 

 

 

 

 

    Uno dei dischi 45 giri che fa parte della copiosa discografia di Eugenio Bargagli: 

"La palude e la Maremma"/"Autocritica ai cantanti", canta Mirella e il Trio Marino 

(Combo Records 9110). 

 

Il brano "La palude e la Maremma", eseguito da Eugenio solo nella melodia musicale, è presente anche nel CD "Nàcchere toscane" nella collana "Pegasus" dedicata alla musica popolare toscana dell'Editrice "Semper".