il cantastorie, Maria Signorelli

Il Cantastorie

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Articolo di Maria Signorelli   

La gentile burattinaia” 

pubblicato da La Stampa l’11 maggio 1963

 

 

 

   

 

 

   

Sono giunta alla professione di burattinaia dopo molti anni di lavoro come costumista e scenografa 

Trovo che sia stato il naturale svolgimento di tutto quanto avevo acquisito nelle lunghe giornate passate in teatro, dietro le quinte o in platea, osservando dal lato del pubblico la resa di questa o quella tecnica nei confronti di questo o quel lavoro. 

La convinzione che il teatro, in quanto spettacolo, è una realtà viva arricchita di invenzioni appropriate, mi portò istintivamente a voler sperimentare quei mezzi che in un teatro di uomini si sovrappongono e si confondono con l'attore, protagonista visibile dello spettacolo. 

Il trucco e il costume che ne fanno un tipo, una maschera; la voce, la mimica e il ritmo dei suoi gesti che lo caratterizzano; il significato dello spazio e della forma scenica in cui si muove; la luce in cui si mostra; i suoni, la musica, i rumori nei quali è immerso come nella luce.  

Ad unità del mio esperimento scelsi il burattino: il burattino, mosso dalla mano stessa dell'uomo e non la marionetta, retta e guidata dai fili, perché trovai che esso, nella sua essenziale elementarità, meglio poteva esprimere le sfumature più intime del personaggio.  

Ed ora dopo aver costruito e diretto per lungo tempo un teatro di burattini, posso confessare di aver voluto dar vita a ciò che erano realtà e sogno della mia infanzia e, forse, dell'infanzia di ciascuno.   

 Vedere tutto animarsi e parlare.  

 Non solo l'uomo, ma l'albero, la pietra, l'acqua, la nuvola che passa; e dell'uomo, infine, vedere le passioni, le aspirazioni, un suo bene e un suo male, quasi entità che possono aver vita fuori di lui. Il burattino può raggiungere questo; e per quanto anche in un teatro di burattini sia sempre l'uomo, attore e operatore, a costituirne l'anima, tuttavia, ciò avviene assai diversamente e con altra magia da quella propria letter al teatro, per così dire "umano".  

Nei burattini, l'attore diventa vita dette materie, dei colori, delle suggestioni le più disparate, che si sprigionano dal mondo dei fantocci.... 

Molti sono stati gli attori che hanno partecipato ai miei spettacoli, a loro oltre la voce si richiedeva lo sforzo di stare per tutta durata dello spettacolo con le braccia alzate, per dare vita al personaggio, non era solo questione di una buona dizione e di caratterizzare la voce, ma occorreva prontezza di riflessi, rapporto tra voce e movimento della mano, agilità, senso del ritmo e possibilità di seguire una partitura musicale sia per le parti cantate che per i balletti... 

Il teatro dei burattini, così, può affrontare ed affronta qualsiasi testo... 

Per mio conto, non ho realizzato nessuna opera utilizzando burattini, scene e materiali preesistenti. O si riesce creare dal nulla un nuovo spettacolo, in una estrema compiutezza ed aderenza inferiore o non ci si riesce, e allora è bene rimandare la realizzazione a tempi di migliore ispirazione. 

Maria Signorelli    

          

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