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Tra tradizione e innovazione: ecco il nuovo volto dell'improvvisazione in versi
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Tradizione e nuovi linguaggi dell'improvvisazione in versi", questo il titolo della manifestazione organizzata a Braccagni (GR) sabato 18 giugno 2005 dal Gruppo tradizioni popolari "Galli Silvestre". Nella bella cornice verde del podere Cisalpino si apre la tavola rotonda-presentazione del libro del ventunenne poeta estemporaneo Enrico Rustici dal titolo "La poesia si canta, la poesia si scrive". Questi infatti i temi della manifestazione: tradizione e innovazione dell'improvvisare in versi, forme classiche di poesia che si incontrano con i linguaggi più moderni, espressioni giovanili quali il rap e il talking. Dopo il saluto dell'Assessore Cinzia Tacconi, che oltre a ribadire l'importanza di una tradizione aperta rivela la propria vena poetica dedicando ai presenti un'ottava, si alternano gli interventi di Corrado Barontini (Archivio tradizioni popolari della Maremma), Antonello Ricci (ricercatore e scrittore viterbese), Fabio Mugnaini (Università di Siena) e il breve contributo del poeta, attore, improvvi-satore senese Francesco Burroni. Il tema portante della conferenza è la necessità di aprire ai giovani le porte della tradizione, come sostiene Mugnaini, con una duplice finalità: da una parte, un atteggiamento positivo verso il cambiamento porta ad un accrescimento della tradizione stessa, dall'altra permette al giovane di riconoscersi entro una certa struttura culturale e di dare a se stesso e alle sue forme espressive un significato più ampio, rintracciando quelle che sono le proprie origini. Questo concetto viene ripreso dallo stesso Rustici, il quale afferma: "L'ottava rima è espressione di un mondo che vuoi dire la sua É". I rimatori estemporanei, dunque, pur vivendo in un mondo interamente legato alla terra e ai suoi ritmi, usano la poesia anche come forma di denuncia, allo stesso modo dei giovani d'oggi che esprimono la propria rabbia, angoscia, aggressività nel rap e nel talking. Barontini ribadisce come la figura del poeta estemporaneo necessiti di un'innovazione. Attualmente, in una realtà in cui si è perduto quel legame vitale tra terra e uomo, in cui i ritmi si sono modificati e le attività umane si sono orientale verso nuove forme produttive, il poeta deve riscoprirsi come animato re, deve dare alla poesia una funzione nuova, pubblica, comunicativa, intervenendo negli eventi e soprattutto cercando il consenso del proprio pubblico, anche accettando di innovare e modificare quel l'universo di valori al quale la poesia estemporanea tradizionalmente si riferisce. Lo stesso Lio Ban chi, poeta estemporaneo, di fronte ai profondi cambiamenti del secondo dopoguerra, considerava come la poesia fosse un genere comunicativo da legare alla realtà di riferimento: se questa cambia, allo stesso modo deve cambiare la poesia. Tesi confermata dal vivace intervento di Pietro Pimpinelli (giovane promessa della poesia estemporanea): la tradizione deve essere veicolo di conoscenza e di significati, deve portare un messaggio a chi l'ascolta. I giovani che non appartengono più al mondo contadino, mondo che non conoscono e nei cui valori non posso riconoscersi, devono cantare ciò che a loro è più vicino, improvvisando su nuovi temi, e, perché no, azzardando nuove forme espressive. Per questi motivi il libo di Rustici si può considerare un felice ponte tra tradizione e innovazione; la prima parte, "La poesia si canta", esprime un giovane che cerca di ancorarsi al passato e di rifarsi alla tradizione dell'ottava rima in senso stretto, al contrasto, all'improvvisazione. Nella seconda parte, però, la poesia scritta, forse per le sue caratteristiche di maggiore introversione, (" II poeta che scrive è un poeta più libero, ma è un poeta più solo", afferma Mugnaini) lascia emergere i nuovi significati, le nuove forme espressive, testimoniando il cambiamento radicale della cultura di riferimento e l'inevitabile adesione a questa da parte del giovane. Rustici è inoltre un chiaro esempio di come la poesia si possa imparare e, una volta appresa, farla propria, inserendo in questa il proprio vissuto, i propri significati interiori, affinchè ne diventi veicolo. Al termine della tavola rotonda segue il saluto dei poeti estemporanei partendo dai giovani (Francesco Celimi, Pietro Pimpinelli, Cecilia Rustici, Irene Marconi, Donato de Acutis) fino ai poeti storici (Artemio Melani, Benito Mastacchini, Elino Rossi e Umberto Lezzi, meglio noto come "Puntura"). Dopo la cena la serata riprende con uno spettacolo di improvvisazioni libere guidato da Francesco Burroni e Mauro Chechi, spettacolo al quale prendono parte i poeti più anziani, come Edo Pettorali, i giovani, ma anche alcuni rappersentanti che si alternano giocando e improvvisando nelle più diverse forme di espressione in versi, dal rap all'ottava, dalla terzina allo stornello fino, addirittura alla lirica. In un magistrale esempio di contaminazione la tradizione incontra la novità e l'ottava rima si rinnova, si rinfresca, assume un volto più attuale e scopre e si adatta ai valori del nostro tempo. Un evento importante, dunque, quello del 18 giugno per la poesia estemporanea tradizionale, evento che dimostra come la poesia debba aprirsi ad un mondo che cambia, come i giovani possano essere fonte di accrescimento per la poesia stessa e come la loro voglia di esprimersi debba essere accettata e incentivata. Come dice il giovane Francesco Cellini in una sua ottava ai rappers, la poesia e il rap sono diversi nell'espressione, ma sono ispirati dalla stessa musa e dunque bagnati dalla stessa pioggia. Una tradizione aperta è una tradizione che non muore. Irene Marconi Per informazioni Gruppo tradizioni popolari Galli Silvestre, Braccagli! Tel. 0564 329007 - 329 8965600, www.maggerini.it
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