Il Cantastorie

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In copertina:

Cappuccio di costume di Giudeo di San Fratello

IL POTERE DELLE COSE

Magia e religione nelle collezioni del Museo Pitré

A cura di Ignazio E. Buttitta

Dino Cammarata (Sindaco di Palermo)

Nella presentazione al catalogo:

(…) Il recupero e la valorizzazione della storia e delle tradizioni della città costituisce un obiettivo irrinunciabile per un’Amministrazione che intenda privilegiare il rapporto dialettico passato-presente al fine di guardare con più consapevolezza al futuro.

 

Gianni Puglisi  ( Assessore alla cultura)

Nella presentazione al catalogo:

 (…) In ogni momento della vita l’uomo ha bisogno di una dimensione trascendente e sovrannaturale in cui credere. Tale esigenza è tanto più avvertita quanto più egli si sente minacciato, in particolari circostanze, da forze occulte, negative, che rischiano di destabilizzare il suo equilibrio psichico.

 

Eliana Calandra (Direttore del Museo Pitré e dell’Archivio storico comunale)

Presenta la mostra:

L’idea di allestire una mostra dedicata al potere delle “cose”, materiali e immateriali – oggetti, immagini, suoni, parole – che sono in grado di incidere sulla realtà e modificarla, risale all’incirca a tre anni fa.

I motivi di questa scelta sono molteplici, e qui proverò a spiegarli, con l’obiettivo di meglio illuminare intenti e finalità di una iniziativa culturale che ha richiesto lunghi mesi di lavoro e l’apporto di diversi specialisti. Ed anche per confrontare, nel momento  della realizzazione, risultati attesi e ottenuti.

Una prima motivazione scaturisce da una considerazione molto semplice; in ogni tempo, eventi negativi come epidemie, guerre, terremoti, catastrofi naturali o dovute alla violenza dell’uomo, fanno emergere timori ancestrali e ataviche insicurezze.

 

Uno degli esempi più eclatanti è stato offerto, pochi anni fa, dall’attentato alle torri gemelle a New York, monumento-simbolo non solo del potere di una nazione ma dei valori della stessa civiltà occidentale.

Da fonti giornalistiche abbiamo appreso dell’improvvisa impennata delle nevrosi, delle sindromi depressive dei suicidi ma anche, quasi altra faccia della medaglia, del recupero di credenze che si pensava fossero retaggio del passato.

Ma è stato sempre così: quando la realtà quotidiana lascia emergere con violenza una negatività alla quale l’uomo non ha forse per opporsi, ci si avvale di poteri più alti. Un oggetto, una formula, un talismano divengono la chiave per intervenire sugli eventi, per arginare sfortuna e destino.

Divengono gli strumenti di una protezione speciale, ottenendo un benefico effetto placebo per ricondurre a livelli accettabili l’angoscia esistenziale che ci opprime.

 

Ci fanno sentire meno fragili davanti ai ministeri dell’esistenza.

Oggi come ieri: oggi, nella società opulenta del benessere, della tecnologia, dell’immagine e della comunicazione di massa; ieri , nel contesto storico vissuto e studiato dal Pitré, dell’economia agro-pastorale e della cultura popolare siciliana di fine Ottocento.

 

Dunque, l’attualità e l’universalità del tema – vale a dire la sua valenza etnoantropologica – è stato uno degli elementi che ci ha indotto alla scelta.

 

Un altro motivo forse più esteriore, ma importante perché legato alla storia stessa dell’istituzione culturale, è stata dei lavori di restauro della sede museale.

Da pochi giorni il complesso monumentale che ospita dal 1935 il Museo Pitré e oggetto di un intervento di restauro che permetterà, in un futuro che ci auguriamo il più vicino possibile, la restituzione al pubblico, in condizioni ottimali, del patrimonio etnografico.

II restauro, suddiviso per lotti, verrà realizzato a museo aperto, in modo da permettere nel frattempo la fruizione di gran parte della collezione permanente. Ma, ovviamente, in questo periodo sarà impossibile l’ allestimento di quelle mostre temporanee a tema che negli ultimi anni hanno suscitato grande interesse da parte del pubblico.

Si è pensato dunque di allestire una grande mostra, su un tema di cosi ampio respiro (circa 130 gli oggetti selezionati) in un'altra istituzione culturale. Anch'essa, come il Museo Pitré, luogo privilegiato della memoria della città: l’archivio storico comunale.

Nella maestosa sala Damiani Almeyda trovano dunque posto gli oggetti magico-religiosi del museo, in un percorso espositivo ricco di suggestioni, in cui un vero e proprio plusvalore e offerto dalla straordinaria spazialità e dall’architettura degli ambienti.

Con Giuseppe Pitré possiamo affermare che le collezioni del Museo rappresentano «quella parte della storia che i dotti non hanno scritta, ma che il popolo ha
lasciato nei suoi costumi, nelle sue usanze, nelle sue credenze, nei suoi riti».
Ci sembra bello e significativo che alcune di quelle pagine di storia non scrit­ta siano visibili adesso in un Archivio che custodisce invece una mole enorme di manoscritti in cui e racchiusa la storia cittadina attraverso i secoli: fonti diverse ma complementari per chi voglia recuperare le radici di un comune passato.

E infine, ma non per ultimo in ordine d'importanza, all’ approfondimento di un tema particolare come quello dei rapporti tra magia e religione ci ha indotto un auspicio espresso dallo stesso Giuseppe Pitré nel suo La famiglia, la casa la vita del popolo siciliano, proprio a conclusione di alcune considerazioni relative a "credenze e pregiudizi" del popolo siciliano.

Dopo avere notato come la simbologia legata alle pratiche magico-religiose, alle credenze e ai riti sia di origine antichissima, il fondatore del Museo che oggi porta il suo nome si augura che altri possano in futuro affrontare questo argomento «ricco di sorprese, più che ricco di rivelazioni», istituendo «numerosi ed ampi confronti tra il presente e il passato di usi e pregiudizi natalizi, nuziali, funebri, astrologici, astronomici e meteorologici [...]».

In effetti, sia attraverso gli ampi e qualificati saggi presenti in questa pubblicazione che attraverso le schede degli oggetti in mostra si delinea un percorso ideale, tra religione e magia, indagato fin dalle origini nella Sicilia antica e poi declinato in forme diverse nelle feste e nei riti, nelle pratiche devozionali o pro­fane che spesso si contaminano reciprocamente; nei gesti quotidiani del lavoro o tramite particolari espressioni figurative, o musicali e sonore.

Ne viene fuori un senso magico-religioso della realtà che come un fil rouge attraversa tempi e contesti diversi per arrivare fino a noi in modi non certo sovrapponibili ma assolutamente compatibili con l’universo simbolico contemporaneo. Grazie a Ignazio E. Buttitta e al contributo degli specialisti e di tutti coloro che a vario titolo hanno collaborato alla realizzazione della mostra e di questo catalogo, ci piace dunque pensare che si è cosi realizzato il desiderio del Pitré: quello di scoprire, attraverso tali studi, «nuovi anelli della ininterrotta catena che lega il presente al passato».

Teresa Bianchi

   

 

 

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